Percezione del pericolo e prevenzione nei luoghi di lavoro

Percezione del pericolo: quali sono i fattori che la determinano e da cosa è influenzata? Conoscere le persone per prevenire gli incidenti sul lavoro

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Nella gestione della sicurezza sul lavoro e nella prevenzione attiva e comportamentale dei lavoratori risulta fondamentale comprendere quali sono le spinte psicologiche emotive che determinano l’adozione di atteggiamenti sicuri.

Per prevenire gli infortuni negli ambienti di lavoro bisogna associare la capacità che ognuno di noi ha nell’individuazione dei fattori di rischio e della loro percezione, al fine di ottenere un cambiamento comportamentale.

Solo una analisi attenta e precisa delle attività e dei luoghi di lavoro ci possono fornire gli elementi che permettono di evidenziare e cogliere i fattori che migliorano la percezione al pericolo, la propensione al rischio, e che permettono di pianificare una formazione adeguata , dando rilevanza a questi quali fattori di prevenzione.

La percezione del pericolo

La percezione del pericolo è un processo cognitivo che condiziona le attività e gli atteggiamenti degli individui. I comportamenti sicuri attuati nell’ambito del proprio lavoro condizionano la vita quotidiana in molti dei suoi aspetti.

Pertanto i rischi vanno studiati e conosciuti per identificarli, stimarli e poterli poi mantenere sotto controllo, ovvero gestirli. È impossibile eliminare i rischi nei processi lavorativi, ma è possibile ridurli fino a far divenire il rischio stesso accettabile.

La percezione individuale del pericolo:

  • è influenzata dalle esperienze pregresse: il lavoratore tende a sottostimare i rischi connessi alle abitudini di lavoro (es. il mancato utilizzo di DPI), i rischi che si presentano quotidianamente (es. lavori in ambienti confinati) e quelli a bassa probabilità (es. crollo di un ponteggio);
  • si basa sull’esperienza della collettività lavorativa che accetta i rischi e li modifica nel tempo, nei modi e nei luoghi;
  • differenze legate al sesso e all’età
  • è condizionato dall’opinione pubblica che giudica la pericolosità di un attività in base a fattori emozionali dettati da eventi raccontati dai mass media;
  • differenze legate al tipo di lavoro, conoscenze, esperienza, contratto di lavoro
  • è mosso da risultanze statistiche forniteci dall’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail);
  • è legato a fattori individuali come i fattori culturali e paesi di provenienza.

Prevenzione e comportamento umano

Nella sicurezza sul lavoro e nell’attuazione delle misure di prevenzione un approccio tecnico, che non tiene conto della complessità delle persone, può indurre in errore quando non si concentra sui comportamenti, infatti occorre tenere presente che oltre l’80% degli infortuni è collegabile a un comportamento imprudente o scorretto messo in atto dal lavoratore.

I rischi lavorativi e le azioni di prevenzione da pianificare dipendono da molti fattori come:

  • la conoscenza personale dei pericoli, quindi la sensazione di immunità di chi ha una certa “confidenza”;
  • la consapevolezza oggettiva di eventi dannosi già accaduti;
  • l’esposizione continuativa o saltuaria ad un pericolo;
  • la valutazione dei benefici che si possono avere adottando un certo comportamento rispetto ad un altro; ad es. rimuovere un dispositivo di sicurezza per rende più agevole e sbrigativo un lavoro.

Il pericolo di sentirsi sicuri

La percezione del pericolo può crescere se gli eventi sono ritenuti controllabili dal soggetto che ritenendosi abile nel suo lavoro crede di avere la capacità di controllare un potenziale evento dannoso; mentre decresce quando i potenziali eventi dannosi sono ritenuti incontrollabili e dipesi esclusivamente da fattori terzi, avvenimenti esterni (ad es. rischi interferenziali).

Professionisti della sicurezza e competenze trasversali

Per fare sicurezza non è sufficiente possedere conoscenze normative e tecniche relative alla gestione del ruolo, ma occorre, anche, saper vedere e gestire il sistema utilizzando le cosiddette competenze “trasversali”.

L’obbiettivo di ogni intervento è far coincidere il pericolo reale con quello percepito, anche se ciò risulta difficile da realizzare. Più il rischio è alto occorre creare le condizioni e la corretta comunicazione per aumentare l’attenzione.

Un fattore determinante della prevenzione è l’informazione che deve essere sempre bidirezionale inducendo ad una sicurezza partecipata dove al centro viene posto e coinvolto il lavoratore. I lavoratori devono avere delle opportunità per evidenziare tra loro i rischi e poterli comunicare ai responsabili.

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