Cantieri navali, quali sono i rischi e la gravità degli infortuni?

Il rischio e la gravità degli infortuni nei cantieri navali sono più alti, rispetto a tutta l’Industria e servizi

L’Inail, nella sua sezione informativa, ha rilasciato un documento relativo al tema dell’infortunistica all’interno dei cantieri navali.

Il rischio infortunistico nei cantieri navali è più alto, in proporzione, rispetto a quello che si riscontra per tutta l’Industria e servizi, ma anche la gravità media degli eventi è leggermente più alta. E, in particolare, se si definiscono eventi gravi “quelli che hanno comportato un’assenza dal lavoro superiore a 30 giorni e quelli mortali, allora gli infortuni gravi nel periodo 2014 – 2018 per l’intera Industria e servizi costituiscono il 33% del totale degli eventi riconosciuti, mentre per i cantieri navali il 35%”.

Non bisogna poi dimenticare che il fenomeno infortunistico della cantieristica navale è concentrato a livello territoriale: “la metà degli addetti del settore (precisamente il 49%) lavora in tre regioni (Liguria, Friuli Venezia Giulia e Toscana) e in esse si registra il 54% degli infortuni della cantieristica navale italiana. Inoltre, il 27% degli eventi si raccoglie in sole 3 delle quasi 1.600 aziende del settore”.

A parlare in questi termini del rischio infortunistico nei cantieri navali giustificando, dunque, la necessità di una specifica scheda informativa per conoscere le cause degli infortuni e fornire utili suggerimenti, è una nuova pubblicazione del Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi (INFOR.MO.) dal  titolo “Cantieri navali. Analisi degli infortuni e piano mirato di prevenzione – Scheda 17”. Pubblicazione che presenta anche i risultati relativi ad un piano mirato di prevenzione coordinato dal Servizio di prevenzione dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Messina.

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Infor.mo.: l’analisi degli infortuni nei cantieri navali

Riguardo al fenomeno infortunistico nella scheda n. 17 – a cura di G. Campo, D. De Merich, G. Forte, M. Pellicci, A. Leva e V. Meloni (Inail, Dimeila), E. Paino (Azienda sanitaria provinciale Messina) – si segnala che l’analisi delle dinamiche presenti nell’archivio del Sistema di sorveglianza Infor.Mo., sviluppato in collaborazione da Regioni e Inail-Dimeila, “ha preso in considerazione gli eventi registrati per il ciclo costruzione e riparazione di navi/imbarcazioni tra il 2002 e il 2018”.

Si tratta – indica la scheda – di 63 eventi di cui 26 mortali e 37 gravi (con prognosi superiori a 40 giorni).

In particolare “tra le modalità incidentali più frequenti si segnalano le cadute dall’alto dell’infortunato (che risultano essere pari al 37% dei casi), le cadute dall’alto di gravi (22%) e gli investimenti sia per fuoriuscita di mezzi dal percorso previsto (incluso il  ribaltamento) sia per contatto con gli stessi nella loro sede (16%)”.

Si segnala poi che il 43% delle cadute dall’alto dell’infortunato “avviene da navi/imbarcazioni in costruzione o in riparazione, da attrezzature per il lavoro in quota (26%) e da scale sia fisse sia portatili (22%). Inoltre, quasi la metà delle stesse cadute dall’alto interessa due mansioni: i marinai di coperta o operai assimilati ed i saldatori o montatori di carpenteria metallica”.

Riguardo poi alla seconda modalità incidentale (caduta dall’alto dei gravi) si fa riferimento ai carichi che “cadono da macchine o attrezzature di sollevamento e trasporto, quali paranchi, muletti, gru, carriponte e simili (54% dei casi) e da imbarcazioni e attrezzature per il lavoro in quota, dove detti materiali sono accatastati (31%)”.

In questo caso la mansione principalmente coinvolta è “quella dei meccanici/ manutentori di macchine (50%)”.

Infine gli investimenti ed i ribaltamenti, “trasversali alle varie mansioni, vedono coinvolte imbarcazioni movimentate o di servizio nel cantiere, ma anche carrelli elevatori, muletti e piattaforme di sollevamento”.

Infortuni nei cantieri navali: fattori di rischio e cadute dall’alto

Riguardo poi all’analisi per fattori di rischio al primo posto (54,5%) ci sono gli aspetti procedurali (attività infortunato e di terzi). Mentre rispetto al totale dei settori economici, “è maggiore la quota delle attività di terzi (19,8%), in particolare nelle fasi del ciclo lavorativo caratterizzate da interferenza e da lavoro in squadre”.

Rimandiamo alla lettura di una tabella (Tabella 1) del documento che riporta la distribuzione dei fattori di rischio degli infortuni.

Veniamo però al dettaglio dei fattori di rischio.

La scheda indica che dei 121 fattori di rischio rilevati in fase di indagine, “il 74% risulta essere insufficientemente o non valutato all’interno dell’azienda”.

In particolare il dettaglio per le cadute dall’alto dell’infortunato “evidenzia:

  • il 39,1% di attività lavorative sia dell’infortunato sia di terzi, riassumibili in modalità scorrette di accesso e di stazionamento in zone in quota, usi errati di attrezzature di sollevamento e posizionamenti incongrui rispetto a carichi in movimento. Altri fattori causali sono la rimozione di barriere e apprestamenti contro le cadute dall’alto. Per tali fattori di rischio si evidenziano pratiche abitualmente adottate nel luogo di lavoro;
  • il 30,4% di problemi dell’ambiente riguardanti l’assenza di barriere, parapetti e protezioni di ponti, scale fisse, boccaporti, l’inadeguatezza dell’illuminazione e della segnaletica che non consentano di lavorare e muoversi in sicurezza. Il dato registrato nelle cadute dall’alto risulta essere oltre sette volte quello di tutte le altre modalità infortunistiche della cantieristica navale (30,4% vs 4,0%);
  • il 23,9% di criticità delle attrezzature per il lavoro in quota (ponteggi, scale, piattaforme fisse, ecc.) sia in termini di manutenzione, caratteristiche e resistenza, sia per errata realizzazione/progettazione (distanze eccessive dai profili di navi o imbarcazioni;
  • Il 52% dei casi registra una combinazione tra procedure scorrette, problematiche dell’ambiente e/o delle attrezzature per il lavoro in quota”.

Infortuni nei cantieri navali: cadute dall’alto di gravi, investimenti e ribaltamenti

Veniamo alle cadute dall’alto di gravi.

In questo caso la disamina dei fattori causali “evidenzia:

  • il 67,9% di modalità lavorative errate dell’infortunato o di terzi. Quelle riconducibili al lavoratore che si infortuna sono posizionamenti incongrui rispetto ai carichi movimentati o errori nell’utilizzo di attrezzature quali martinetti e cavalletti, riconducibili a pratiche estemporanee. Le criticità registrate nelle attività di terzi sono collegate a operazioni di movimentazione/ posizionamento di carichi e difficoltà di coordinamento con chi partecipa al lavoro, per problemi di formazione e comunicazione. Il dato per l’attività di terzi risulta essere oltre 1,5 volte quello registrato in tutte le altre modalità infortunistiche del settore (28,6% vs 17,2%) e richiama l’attenzione sull’importanza del coordinamento in squadra;
  • il 14,3% di errati stoccaggi dei materiali in lavorazione (lamiere, lastre, tubazioni, pannelli, ecc.) anche per caratteristiche e conformazioni degli stessi;
  • il 14% di problematiche delle attrezzature per non idoneità delle stesse rispetto al tipo di carico da movimentare o per carenza dei sistemi di sicurezza delle stesse;
  • Il 43% dei casi registra una combinazione tra procedure scorrette dell’infortunato e di terzi”.

Concludiamo con le informazioni sulla modalità di accadimento “Investimenti e ribaltamenti” che “riporta:

  • il 68,8% di errori procedurali dell’infortunato o di terzi nella conduzione di mezzi (velocità non adeguata), nell’utilizzo di macchine/attrezzature di sollevamento e trasporto (non verifica della presenza di operatori nelle aree di movimentazione, invasione di aree dedicate agli operatori, ecc.), nel posizionamento rispetto al raggio azione dei mezzi o nell’attraversamento in zone operative. Negli investimenti/ribaltamenti il dato per l’attività di terzi risulta essere oltre due volte quello registrato in tutte le altre modalità infortunistiche del settore (37,5% vs 17,1%);
  • il 18,8% di criticità collegate alla carenza di visibilità dalle macchine/attrezzature delle zone di lavoro;
  • il 12,5% di mancata organizzazione degli spazi in termini di viabilità e passaggi pedonali;
  • nel 40% si combinano fattori ambientali (non organizzazione degli spazi) e di visibilità dalle macchine/ attrezzature con le procedure”.

Scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

Infor.mo., Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, “ Cantieri navali. Analisi degli infortuni e piano mirato di prevenzione – Scheda 17”, scheda n. 17 a cura di D G. Campo, D. De Merich, G. Forte, M. Pellicci, A. Leva e V. Meloni (Inail, Dimeila), E. Paino (Azienda sanitaria provinciale Messina), edizione 2021.

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