I nuovi confini della protezione globale e le nuove professioni della Sicurezza 4.0

Il concetto di sicurezza ha assunto negli ultimi anni una valenza molto più ampia, tanto da ridisegnare, a livello sia aziendale sia personale, il rapporto che ciascuno ha con lo spazio e il tempo.

Dal guardiano dei periodi di quarantena al facilitatore dello smaltimento dei dati personali, dal mentor della vita post nucleare all’agente di polizia per la sicurezza del clima e al predittore di calamità: un viaggio tra le professioni che cambieranno il futuro. E che si studiano già nelle Università.

Il concetto di sicurezza ha assunto negli ultimi anni una valenza molto più ampia, tanto da ridisegnare, a livello sia aziendale sia personale, il rapporto che ciascuno ha con lo spazio e il tempo.

La storia dell’evoluzione della sicurezza attraverso i secoli è quanto mai affascinante, se consideriamo che già nel IV secolo a.C. Ippocrate insegnava ai suoi discepoli la relazione tra lavoro e malattie, prassi che portò 300 anni dopo l’imperatore Tiberio Claudio Druso a ridare la libertà a qualsiasi schiavo si ammalasse nell’esercizio delle sue funzioni. Regola “senza se e senza ma”, con pena capitale per tutti quei padroni che – come da usanza – uccidevano il servo ammalato.

Un ulteriore e grande passo fu fatto nel Medioevo, considerato dai più un periodo buio, ma che in realtà ci ha donato molte invenzioni utilizzate ancora oggi quotidianamente: dagli occhiali alla bussola, dal timone all’orologio, senza contare che, proprio in quel periodo, le corporazioni di arti e mestieri iniziavano a garantire le prime cure mediche ai propri associati insieme ad un pacchetto di assistenza personale di tipo mutualistico.

Ma cosa si intende oggi per sicurezza? Su quali dispositivi e su quali tecnologie di protezione le persone si concentrano a metà strada tra reale necessità e moda? E quali aree della vita quotidiana saranno più protette in futuro grazie all’innovazione digitale tipica della Quarta Rivoluzione Industriale?

Per rispondere ad alcune di queste domande nasce una nuova forma di economia, già entrata nelle aule delle Università 4.0 che desiderano realmente preparare gli studenti al futuro. Stiamo dunque assistendo allo sviluppo dell’economia della sicurezza – la cosiddetta Security Economy – in cui i sensori, i dispositivi indossabili, la locazione di bunker fortificati e una domotica spinta sino al dialogo con il proprio frigorifero, hanno permesso di sviluppare nuovi prodotti di marketing ipertecnologici, costruiti sui desideri (e sulle paure) delle persone.

Se si naviga un po’ in rete utilizzando la parola chiave “sicurezza”, non è infatti difficile trovare un elenco di servizi e di prodotti di Intelligenza Artificiale pensati per ripulire l’hard disk da software spioni utilizzati dai concorrenti sleali per individuare i nostri investimenti d’impresa, oppure BOT (la mitica graffetta Office è considerata il primo esempio) che analizzano le nostre abitudini finanziarie, sino ad arrivare ai 600 bunker costruiti in sud Dakota per gestire un Armageddon e andati a ruba anche tra i top manager di multinazionali come Facebook, IBM, Alibaba e molte altre aziende insospettabili magari persino italiane.

Un’apocalisse che, in attesa del Giudizio Universale, ha anche risvolti positivi poiché dà spazio a nuove professioni, specializzate in aree di sicurezza mai esplorate.

Allontanando allora da noi l’idea che la fine del mondo sia vicina e analizzando gli investimenti in Global Security di quasi tutti gli Stati, osserviamo che il tema della protezione ha oggi una centralità mai vista prima. E non solo a livello industriale e tecnologico, ma anche nel settore pubblico.

Non ci deve quindi stupire la nascita di nuove professioni che oggi identifichiamo come originali, ma che tra pochi anni faranno la differenza tra l’era dell’uomo e quella delle macchine, sempre e inevitabilmente programmate grazie alla nostra capacità creativa, ineludibile in ogni percorso di crescita di questo mondo.

E allora incontreremo tutor della sicurezza che ci insegneranno come utilizzare, in una sola App, tutti gli strumenti di protezione fisici e logici per ottimizzare il nostro tempo, oppure esperti per lo smaltimento dei dati personali che aiuteranno chi lo chiede a scomparire dai database, o ancora manager della vita digitale che faciliteranno le nostre comunicazioni con i robot; nasceranno poi operatori di cybersecurity per imprese e i mentor della vita oltre il conflitto nucleare ci spiegheranno come ricominciare a vivere in un Mondo 0.0.

Senza dimenticare professioni come il plant & programme manager di nuovi insediamenti umani nello spazio, il predittore di calamità e di disastri che, analizzando Big Data incrociati con serie storiche, aiuteranno i Governi a prendere le giuste decisioni, il garante dei periodi di quarantena e dell’inviolabilità delle città isolate durante le epidemie in caso di diffusione di virus mortali oppure l’agente di sicurezza del clima come guardiano delle scorte di ioduro di argento, elemento chimico che, se immesso nell’aria con semplici razzi, è in grado di modificare i fenomeni atmosferici da una parte all’altra del mondo.

Comunque vada, prevenzione e sicurezza saranno presenze costanti delle nostre vite terrene.

E forse oltre.


| Enrico MOLINARI © | 2018

Manager, docente universitario e Portavoce del Presidente di CONFASSOCIAZIONI


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