Rischi e pericoli dei lavori in solitudine

I lavori in solitudine sono sempre più diffusi al giorno d'oggi e pongono problemi molteplici nei più svariati ambiti non solo lavorativi

I lavori in solitudine sono sempre più diffusi al giorno d’oggi e pongono problemi molteplici nei più svariati ambiti, dall’aspetto infortunistico a quello psicosociale fino alle capacità decisionali dei lavoratori.

Cosa sono i lavori in solitudine? 

Può essere definito lavoro in solitudine:

qualsiasi attività svolta da un addetto unico in completa autonomia, senza nessuna sovrintendenza da parte di un supervisore, fisicamente isolato da altri lavoratori. 

Tale attività, pur non essendo oggetto di particolari obblighi o restrizioni, è vietata per legge nelle situazioni nelle quali espone il lavoratore a  rischio inaccettabile.

Ad esempio è vietato nel caso di lavoro su scale o lavoro in spazi confinati.

Risulta interessante porre attenzione al tema del lavoro in solitudine, sia perché molti segnali indicano un aumento di questa modalità lavorativa, sia perché nella legislazione italiana non sembra esistere una posizione organica su questo argomento.

Dove si svolge il lavoro in solitudine? 

Il lavoro in solitudine si riscontra in molteplici comparti: nelle aziende produttive (impianti caratterizzati da elevata automazione, magazzini), nell’agricoltura, fino al settore terziario (tecnici controllo impianti, addetti a servizi di vigilanza, ad attività di pulizie notturne).

Se ci pensiamo bene, anche Babbo Natale svolge un lavoro in solitario, notturno. Per di più lavora in un microclima non appropriato e ha pure una certa età… quindi il medico competente non credo gli rilasci l’idoneità.


Anche Babbo Natale è un lavoratore in solitudine

Tre criticità da tenere presenti quando si lavora da soli

Il lavoro in solitudine presenta tre caratteristiche rilevanti per la salute e la sicurezza del lavoratore, ma anche per la sicurezza generale nell’azienda.

  1. difficoltà nell’essere soccorsi immediatamente
  2. necessità di problem solving autonomo
  3. stress da solitudine

In primo luogo il lavoratore è investito dalla probabilità di non essere soccorso in caso di malore o in caso di infortunio.

In secondo luogo, il lavoro in solitudine sottopone il lavoratore a episodi che richiedono una consapevolezza della situazione e una presa di decisione, legate al processo lavorativo e alla sua sicurezza.

La terza criticità è collegata ad aspetti di natura psicologica e sociale che possono avere importanti ripercussioni sullo stato di benessere del lavoratore: ed è il tema dello stress legato alla specifica condizione del sentirsi da solo.                                                                                   

La legislazione italiana, stabilisce attraverso l’art. 17 d.lgs. 81/08 i divieti e gli obblighi del lavoratore in solitudine, ci sono anche altri riferimenti  interessanti, come quelli reperibili nel codice SUVA) utili ad adottare le soluzioni più idonee a far fronte ad un lavoro così organizzato.

Come prevenire le problematiche? 

Per quanto riguarda le situazioni di malore, infortunio e incidente, oggi le soluzioni tecnologiche (GPS, applicazioni ai cellulari, segnalatori automatici di malessere, ecc.) sono in grado di offrire una risposta, soprattutto se combinate tra loro.

Molte mansioni lavorative richiedono piena efficienza del lavoratore, la cui consapevolezza è importante per la sicurezza. Questo aspetto è simile alla condizione di altri addetti. 

In alcuni casi, gli addetti ad una determinata mansione, pur non essendo definibili come lavoratori in solitudine, possono trovarsi ugualmente soli nell’intraprendere decisioni vitali. Basti pensare agli infermieri che restano soli di notte nei reparti ospedalieri, o agli operatori notturni nelle case di riposo. Anche il loro processo decisionale si svolge, almeno per un certo tempo, in solitudine e sotto pressione, condizione in cui è più facile sbagliare. 

La solitudine: un vero dolore

Vivere una situazione di solitudine e di isolamento comporta sofferenze importanti per la persona, basti pensare che la risonanza magnetica funzionale, mostra che la regione emotiva del cervello attivata quando una persona si sente emarginata è la stessa che registra le risposte emotive al dolore fisico: il cingolo anteriore dorsale.

Ciò mostra che il dolore determinato dalla solitudine è una ferita in grado di sconvolgere profondamente la persona anche dal punto di vista fisico.  Risulta opportuno ricordare che le reazioni delle persone non sono uguali tra loro né matematicamente prevedibili.

Ci si può arrivare attraverso un vissuto critico per fattori oggettivi particolarmente pesanti (la complessità della situazione da affrontare, l’orario notturno, ossia i fattori di stress legati alla situazione), oppure per fattori soggettivi (la persona non se la sente, non ce la fa), oppure per un intreccio dei due fattori, che peraltro può anche variare nel tempo.

Ecco che si materializza la possibilità, specialmente di notte, di percepire mille pericoli, di perdere la percezione del reale e di aumentare l’aggressività nei confronti di chiunque. 

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