Evoluzione della Formazione verso una Safety Experience

Non è infatti possibile pensare ad una sicurezza normativa senza gli attori principali, ispiratori sin dagli anni ’50 delle prime normative di prevenzione a tutela della sicurezza dei lavoratori e successivamente della loro salute.

Oggi la sicurezza sul lavoro è imperniata e intrisa della necessita di effettuare un coinvolgimento attivo dei lavoratori quali attori della prevenzione.

Non è infatti possibile pensare ad una sicurezza normativa senza gli attori principali, ispiratori sin dagli anni ’50 delle prime normative di prevenzione a tutela della sicurezza dei lavoratori e successivamente della loro salute.

In altri paesi del mondo ci si è resi conto delle necessita di una reale prevenzione ancor prima. Si pensi all’esempio del 9 settembre 1932, grattacielo RCA del Rockefeller Center in costruzione. Infatti Charles Clyde Ebbets fotografa 11 colleghi manovali seduti su una trave sospesa nel vuoto durante la loro pausa pranzo.

La foto viene pubblicata sul New York Herald Tribune, “Lunchtime atop a skyscraper”, l’articolo che ne segue contestava la mancanza totale di protezioni o misure di sicurezza.

Pertanto nasce spontanea una riflessione di come mai i lavoratori assumono e talvolta non considerano il rischio reale come un fatto probabile e magari il generarsi di un evento grave gravissimo per il lavoratore stesso.

Certamente la percezione del rischio, ma soprattutto delle conseguenze che ne possono scaturire, non è cosi profonda nonostante la formazione che molti lavoratori hanno già fatto sia con il Dlgs 626/94 e poi con il Dlgs 81/08 o altre norme correlate.

La foto del 1932 rappresenta senz’altro un esempio emblematico di come i lavoratori non percepivano la situazione pericolosa in cui si trovavano.

Chiaramente rimane sempre l’obbiettivo di ridurre al minimo gli eventi / incidenti ad una soglia di accettabilità, il cui limite è talvolta difficile da definirsi, ma che si può esplicitare attraverso un modello organizzato di controllo operativo dei lavoratori e la formazione individuale unitamente ad un addestramento operativo e pratico in campo.

Molto spesso si sente parlare di un rischio impossibile, spesso dettato da un vissuto il cui gioco delle probabilità di un mancato evento giustifica qualsiasi comportamento non logico o comunque rispettoso delle regola prevenzionista.

Nel mondo del lavoro la sicurezza assoluta non esiste, ed è proprio con questa ottica e questo obbiettivo che il formatore deve operare introducendo un’azione di sensibilizzazione ai probabili eventi infortunistici o che comportano delle malattie correlate alla mansione lavorativa.

È fondamentale operare nella direzione e nello sviluppo di una diffusa cultura della prevenzione, proprio perché la percezione del rischio è legata al vissuto del singolo individuo e quindi è del tutto personale.

L’errore in cui si può incorrere e che il formatore percepisce durante i corsi in aula, è che il lavoratore possa ritenere di avere sotto controllo la situazione solo perché da molto tempo non si sono verificati eventi infortunistici o incidenti che potevano evolversi in un infortunio.

Questo atteggiamento crea una falsa sicurezza di sé, del proprio lavoro, del proprio comportamento, della propria esperienza al punto tale che il lavoratore affronta una determinata situazione , secondo una sua percezione soggettiva.

Spesso le abitudini ci portano a sottovalutare certe situazioni o condizioni operative dettate dall’esperienza, influenzate anche dal gruppo di lavoratori con cui si opera , secondo i valori culturali propri o del paese di origine, ma anche secondo l’età o il sesso.

L’esperienza porta ed aggiunge un ulteriore pericolo, all’acquisizione di una famigliarità di comportamenti scorretti o pericolosi che fa sentire il lavoratore come immune alla probabilità di un evento dannoso.

Questi atteggiamenti portano talvolta ad un effetto domino, ovvero il comportamento scorretto o superficiale di un lavoratore che può danneggiare gli altri lavoratori che operano con lui o nella sua area di influenza.

Tuttavia, nonostante le condizioni di pericolo presenti, l’atteggiamento perentorio di sicurezza di un lavoratore, induce ad assumere un comportamento emulativo da parte degli altri lavoratori che operano nel suo gruppo, moltiplicando così l’effetto probabilistico di un incidente all’interno del medesimo luogo di lavoro.

La percezione del rischio è dunque un processo cognitivo che condiziona i comportamenti, la vita quotidiana, le attività e quindi il coinvolgimento attivo ai fini della prevenzione dei rischi presenti sul luogo di lavoro, inducendo ad un cambiamento tale da determinare dei comportamenti sicuri attuati nell’ambito del proprio lavoro. In ogni caso la percezione del rischio è condizionata e indotta da una valutazione soggettiva del pericolo (propensione al rischio).

Sul luogo di lavoro c’è chi sovrastima il rischio a cui è esposto e chi invece tende a sottovalutarlo (illusione di sicurezza).

Diversa è la percezione per chi ha avuto un’esperienza personale di infortunio, questo induce talvolta ad un aumento della percezione del rischio, ma anche ad un probabile calo della soddisfazione verso le azioni di prevenzione e di tutela che introduce il datore di lavoro.

Pertanto la formazione non deve essere esclusivamente un percorso teorico, ma deve intrecciarsi con la trasmissione di un esperienza operativa concreta che trova poi nell’addestramento pratico e nell’affiancamento in azienda con gli operai esperti la sua massima concretizzazione.

La trasmissione del vissuto di eventi infortunistici o di malattie correlate alla mansione come conseguenza di un atteggiamento sbagliato dei lavoratori o da comportamenti abitudinari, determina un impatto forte verso il lavoratore che partecipa all’evento formativo al punto di memorizzare le immagini proiettate, che lo inducono a rimettere in discussione il suo vissuto.

Non a caso la SUVA ha prodotto negli anni dei filmati che fanno percorre una esperienza nuda e cruda di quali sono le conseguenze nella vita di ogni giorno di un evento dannoso per il lavoratore.

Un maggiore coinvolgimento attivo e di impatto psicologico della formazione in materia di sicurezza sul lavoro, rende il lavoratore più sensibile ed imprime in lui la memoria di un evento formativo che porta con sé sul lavoro, ovvero ottenendo l’obbiettivo di sradicare tutti gli alibi che portano verso soluzioni comode e non sicure o falsamente sicure.

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