Ergonomia organizzativa: definizioni e declinazioni nell’ambito dell’organizzazione aziendale

La mancata applicazione dei principi dell'ergonomia organizzativa può facilitare l’instaurazione di rapporti umani e professionali “malati”

Per descrivere al meglio ciò che può significare il termine “ergonomia organizzativa” può essere utile analizzare ciò che Wikipedia cita in tal senso:

«Il termine “ergonomia” deriva dalle parole greche “érgon” (lavoro) e “ńomos” (regola, legge) […] L’ergonomia, secondo l’International Ergonomics Association (IEA) è quella scienza che si occupa dell’interazione tra gli elementi di un sistema (umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono progettati».

«Uno dei principali campi di applicazione dell’ergonomia riguarda l’organizzazione del lavoro. L’ergonomia organizzativa si basa sul lavoro di gruppi interdisciplinari che intervengono sulle dimensioni sociali, cognitive, relazionali e fisiche dell’ambiente di lavoro. In questo campo, oltre che a sviluppare studi metodologici e strumenti idonei per la prevenzione, valutazione di patologie psicosociali emergenti (stress, mobbing e burn out, in particolare), l’ergonomia fornisce anche principi e modelli di progettazione ergonomica degli ambienti di lavoro, con l’intento di migliorare la qualità della vita e il benessere nei luoghi di lavoro».

Inoltre, secondo l’Enciclopedia Treccani, l’ergonomia è definita come una «disciplina scientifica che, utilizzando le conoscenze e i dati forniti da vari campi del sapere, studia il sistema uomo-macchina-ambiente con l’obiettivo di trovare soluzioni ottimali, adatte alle capacità e ai limiti psicofisiologici dell’uomo […] Alle sue origini era orientata solo allo studio dei rapporti dell’uomo con l’ambiente di lavoro e ai problemi della sicurezza, con specifiche ricerche su postura e geometria del corpo umano, disegno e progettazione dei posti di lavoro, movimenti dell’operaio in produzione, microclima, relazioni interpersonali nell’attività lavorativa […] successivamente l’impostazione, elaborata per lo studio dei sistemi di carattere militare, dimostrò la sua validità e applicabilità a tutti i diversi sistemi uomo-macchina».

«Ciò indusse, nel 1949, K.F.H. Murrel (1908-1984) a costituire a Oxford un gruppo di studiosi che in seguito diede vita alla Ergonomics research society […] con una notevole apertura dei primi studi angloamericani verso l’interdisciplinarità e l’uso del nuovo termine “ergonomics” […] Gli studi in questo nuovo ramo della scienza ebbero ulteriore sviluppo con la costituzione, nel 1959, a Stoccolma dell’International ergonomics association, e a Roma, nel 1961, della Società Italiana di Ergonomia42 (SIE)».

«Nata da esigenze connesse ai settori industriale e militare, l’ergonomia non è rimasta limitata e circoscritta a questi ambiti, ma ha esteso il suo campo d’indagine ai rapporti che intercorrono fra l’uomo e l’ambiente in genere, occupandosi di tutte le possibili relazioni tra l’uomo, le macchine, le tecnologie, l’ambiente fisico-sociale, il contesto di vita, e utilizzando conoscenze multidisciplinari allo scopo di analizzare, progettare e valutare i sistemi che si sviluppano intorno all’uomo. Le caratteristiche psicofisiologiche dell’uomo costituiscono infatti i parametri fondamentali cui devono essere adattati i mezzi, le macchine, l’ambiente, i metodi e l’organizzazione del lavoro […] Obiettivi fondamentali sono la ricerca di quell’equilibrio psicofisico e sociale che porta alla perfetta compatibilità tra la vita dell’uomo e tutto ciò che lo circonda […] scopo dell’ergonomia è, in sostanza, conseguire al tempo stesso la massima sicurezza, il massimo benessere e, infine, la massima efficienza».

Ergonomia organizzativa nella legislazione italiana

Per ciò che attiene alla normativa italiana, si parla di ergonomia già nel D.Lgs. 626/1994, poi ripresa nel D.Lgs. 81/2008 in relazione al miglioramento del benessere del lavoratore.

Oggi, l’articolo 15, lett. d) del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro impone “il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo”.

Quindi, per ciò che prevedono le norme vigenti, abbinando l’organizzazione del lavoro alla scienza che studia i collegamenti tra l’uomo e l’ambiente in cui opera, l’ergonomia, siamo in grado di definire indicazioni precise da applicare per le valutazioni da fare anche nel campo delle relazioni tra soggetti che fanno parte di un’organizzazione aziendale.

Effetti della mancata ergonomia organizzativa in azienda

In definitiva, quando l’interazione tra gli “elementi umani di un sistema” e la funzione da loro ricoperta nell’organizzazione del lavoro, quale “sistema progettato” su obiettivi aziendali precisi, non è mirata alla tutela delle caratteristiche psicofisiologiche dell’uomo – le quali costituiscono i parametri fondamentali su cui deve essere adattata l’organizzazione stessa al fine di avere un ambiente di lavoro sereno, in massima sicurezza, massimo benessere e garante del mantenimento dell’equilibrio psicofisico dell’individuo e dei componenti il gruppo di lavoro (teamwork) – il “sistema” può facilitare l’instaurazione di rapporti umani e professionali “malati” e tesi all’adozione di metodologie comportamentali basate su rapporti fortemente disequilibrati, violenti e vessatori.


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